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Lui & Lei

Mary, la Milf dei Desideri


di RisataInCorso
05.12.2024    |    250    |    1 7.0
"Le mie mani si mossero sui suoi fianchi, stringendoli con forza, mentre aumentavo il ritmo, ogni spinta più profonda della precedente..."
Ci eravamo scritti per settimane. Ogni messaggio di Mary era un gioco di seduzione, un invito a spingermi sempre più oltre con le parole. Ma quella sera tutto si sarebbe concretizzato. Aveva deciso di farsi trovare.

Arrivai al pub con largo anticipo. Non volevo rischiare di farle aspettare, troppo eccitato per ciò che sarebbe potuto succedere. Mi sedetti in un angolo strategico, ordinai un gin tonic e fissai ogni auto che si fermava davanti al locale. Il tempo sembrava non passare mai, fino a quando sentii una voce alle mie spalle.

«Ciao Simone.»

Mi girai, e la vidi. Mary. Era molto più di ciò che avevo immaginato. Un vestito rosso che esaltava ogni curva del suo corpo, le gambe perfette, il viso illuminato da un sorriso che sapeva esattamente il potere che aveva su di me.

«Sei reale,» dissi, lasciando trasparire un sorriso nervoso.

Lei rise, una risata morbida, calda, che sembrava fatta per provocare. «Molto reale,» rispose.

Ci sedemmo, e iniziammo a parlare. Ogni suo gesto, ogni sguardo, era un invito implicito a dominarla. I suoi occhi verdi si posavano sui miei con una complicità che mi faceva perdere la testa. Quando finalmente finimmo i nostri gin tonic, lei guardò l’orologio e disse con un sorriso: «Devo svegliarmi presto domattina.»

Non lasciai che quel commento spezzasse la serata. Pagai il conto, senza darle alcuna possibilità di intervenire. «Stasera comando io,» le dissi con un sorriso tagliente. Lei non rispose, ma i suoi occhi si illuminarono di qualcosa che sembrava eccitazione e resa allo stesso tempo.

Una volta fuori, Mary si accese una sigaretta, e fu allora che persi ogni freno.

Le afferrai i fianchi con forza, la spinsi contro il muro accanto all’ingresso del pub e la baciai. Non ci fu niente di delicato in quel bacio: era fame pura, desiderio incontrollabile. Lei gemette contro la mia bocca, e le sue mani cercarono la mia camicia, ma non le concessi di prendere il controllo.

La mia bocca si staccò dalla sua e scesi al suo orecchio. «Voglio scoparti,» le sussurrai, la voce bassa e carica di una dominanza che sapevo lei avrebbe accolto.

Lei tremò sotto di me, ma non oppose resistenza. Anzi, il suo respiro accelerò, e con un ultimo tiro della sigaretta, la spense contro il muro.

«Seguimi,» disse con un sorriso che era tutto un invito.

Entrò nella sua auto, e io la seguii con il cuore che batteva a mille. La notte era un crescendo di anticipazione, e ogni curva che prendeva era un passo più vicino a ciò che entrambi volevamo. Quando finalmente si fermò davanti a un piccolo hotel discreto, sapevo che non ci sarebbe stata alcuna esitazione.

La porta dell’hotel si chiuse con un clic deciso alle nostre spalle, e non le lasciai nemmeno il tempo di dire una parola. La presi per i polsi, la spinsi con forza contro il muro e la baciai con tutta la passione che avevo trattenuto per settimane. Lei rispose senza esitazione, il suo corpo che si premeva contro il mio, le sue mani che cercavano di afferrare la mia camicia per tirarmi ancora più vicino.

La mia bocca si staccò dalla sua, i suoi occhi erano sgranati, pieni di desiderio e sorpresa. Mi chinai al suo orecchio, mordendolo appena prima di sussurrarle:
«Stanotte sei mia, e farai tutto quello che voglio.»

Le strappai il vestito con un gesto deciso, il tessuto scivolò ai suoi piedi come se fosse stato creato per essere tolto. Rimase davanti a me in intimo, il respiro già accelerato, e il suo sguardo era una resa totale.

«Sdraiati sul letto,» le ordinai, e lei obbedì senza dire una parola, ma con un sorriso che tradiva il piacere di essere dominata.

Mi inginocchiai davanti a lei, afferrandole le gambe con forza, tirandola verso di me fino a portarla al bordo del letto. Le sue ginocchia si separarono sotto la mia presa decisa, e rimase completamente esposta davanti a me. I suoi occhi mi fissavano con anticipazione, il petto che si alzava e si abbassava rapidamente.

«Non ti muovere,» le dissi, stringendole i fianchi per sottolineare il comando.

Mi chinai su di lei, iniziando a baciarle l’interno delle cosce con lentezza esasperante. La mia lingua tracciava linee invisibili sulla sua pelle, ogni movimento studiato per farla tremare sotto di me. Lei gemette, il suono morbido e strozzato che mi fece sorridere.

«Hai un sapore delizioso, Mary,» dissi, mentre la mia bocca si avvicinava sempre di più al suo centro.

Quando finalmente la mia lingua toccò il suo punto più sensibile, il suo corpo si inarcò immediatamente, un gemito incontrollato le sfuggì dalle labbra. Non le lasciai il tempo di riprendersi. La mia lingua si muoveva con decisione, alternando colpi lenti e profondi a movimenti rapidi, mentre le mie mani la tenevano ferma con forza.

«Simone… oh Dio…» gemette, la voce spezzata dal piacere.

Non le concessi alcun controllo. Ogni volta che cercava di sollevarsi, ogni volta che provava a muoversi per aumentare la pressione, la spingevo di nuovo giù con una forza decisa. La mia bocca lavorava senza sosta, esplorando ogni angolo, ogni centimetro, mentre le sue gambe iniziavano a tremare sotto la mia presa.

La mia lingua si concentrò sul suo clitoride, aumentando il ritmo, mentre le mie dita iniziarono a esplorarla con la stessa sicurezza. Entrai dentro di lei con decisione, trovando il ritmo perfetto che la fece urlare il mio nome. Ogni gemito, ogni spasmo del suo corpo era un segnale che stavo prendendo esattamente ciò che volevo.

«Non fermarti… per favore,» implorò, la sua voce un miscuglio di piacere e disperazione.

Mi staccai per un istante, guardandola negli occhi mentre le dita continuavano a muoversi dentro di lei. «Non decidi tu quando mi fermo,» dissi con un sorriso tagliente, prima di tornare a divorare il suo corpo con la mia bocca.

La portai fino al limite, senza tregua, fino a quando il suo corpo si tese completamente. Lei urlò, un suono grezzo, puro, mentre il piacere la attraversava come un’onda incontrollabile. La tenni stretta, godendomi ogni istante del suo orgasmo, senza smettere fino a quando non si abbandonò completamente al letto, il corpo scosso dai tremiti e il respiro affannoso.

Il suo corpo era ancora scosso dai tremiti dell’orgasmo, distesa sul letto con il respiro pesante, gli occhi socchiusi in un’espressione di piacere puro. Ma io non avevo finito. Non era nemmeno l’inizio.

Mi alzai lentamente, fissandola dall’alto mentre lei mi guardava con un misto di stupore e attesa. Afferrandola per le caviglie, la tirai con decisione verso di me, facendola scivolare sul bordo del letto. Non le lasciai il tempo di riprendersi: la girai di scatto, facendola finire a pancia in giù, con le ginocchia sul materasso e il viso premuto contro le lenzuola.

«Non ti rilassare troppo, Mary,» le dissi con un tono tagliente, afferrandola per i fianchi per sistemarla esattamente come volevo. «Non ho ancora finito con te.»

Lei ansimò, ma non oppose resistenza. Anzi, il suo corpo si inarcò, rispondendo a ogni mio movimento come se non aspettasse altro. Le mie mani scivolarono lungo la sua schiena, trattenendola con forza mentre il mio respiro caldo le sfiorava la pelle.

Senza preavviso, la penetrati con una forza brutale. Un gemito spezzato uscì dalla sua bocca, le sue dita si aggrapparono alle lenzuola mentre il suo corpo si inarcava sotto di me. Non le lasciai il tempo di abituarsi: ogni movimento era deciso, feroce, un ritmo che non ammetteva esitazioni.

«Ti piace, vero?» le sibilai, afferrandola per i capelli e tirandoli leggermente, costringendola a girare il viso verso di me.

«Sì… sì, Dio…» ansimò, incapace di contenere il piacere che sembrava sopraffarla.

Le mie mani si mossero sui suoi fianchi, stringendoli con forza, mentre aumentavo il ritmo, ogni spinta più profonda della precedente. Lei gemette più forte, il suo corpo che si muoveva contro di me in una danza selvaggia e primordiale.

«Guarda come ti arrendi a me,» le dissi, afferrandola con una presa ancora più salda. «Sei mia, Mary. Stanotte sei solo mia.»

Le sue risposte erano un miscuglio di gemiti e parole spezzate, incapace di fare altro che seguire il ritmo che le imponevo. Ogni spinta era un segno di possesso, ogni suo gemito una conferma che la stavo dominando completamente, senza lasciare nulla al caso.

La tirai verso di me con forza, facendola alzare sulle ginocchia mentre continuavo a muovermi dentro di lei. Il suo corpo tremava, i capelli spettinati le cadevano sulle spalle, mentre i suoi gemiti si trasformavano in urla soffocate che riempivano la stanza.

Portai la bocca al suo orecchio, mordendole appena il lobo. «Sei fatta per questo, Mary. Sei fatta per essere scopata così,» le sussurrai, il mio respiro pesante contro la sua pelle.

«Sì… sì…» ansimò, completamente persa nel piacere che le stavo imponendo.

Sentivo il suo corpo stringersi intorno a me, un segnale chiaro che era vicina di nuovo al limite. Non rallentai, non le concessi tregua. Ogni movimento era un colpo deciso, spietato, fino a quando lei si abbandonò completamente, il corpo scosso da un altro orgasmo intenso, le sue urla che risuonavano nella stanza come una melodia perfetta.

Non mi fermai. Continuai a prenderla, il suo corpo ormai molle sotto di me, completamente esausto ma ancora rispondente ai miei comandi. La stesi nuovamente sul letto, facendola girare per guardarla negli occhi. Lei mi fissò, il viso arrossato, i capelli disordinati, e nei suoi occhi c’era quella luce che mi diceva tutto: ero suo padrone, almeno per quella notte.

Mi sdraiai accanto a lei, guardandola mentre cercava di riprendersi. Si voltò verso di me, ancora arrossata e accaldata, e con un sorriso complice disse: «Sei un vero bastardo.»

Le risposi con un sorriso tagliente. «E tu la milf che ho sempre cercato.»

Fu la prima di una lunga serie di scopate. Mary era diventata mia, e nessuno avrebbe mai potuto togliermela.
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